Un giorno di reclami in radio

Siamo stati un giorno in radio. A dire il vero poco più di un’ora. E questo è quello che è saltato fuori dal cilindro, oltre alle risate, smorfie e bei momenti.

Ufficio Reclami

Scrivere è la passione di papà, cucire quella di mamma, ma il vero oratore è Peter con le sue poesie dittongate e poi sbalusate — dal bolognese: pronunciate in modo strano.

Tutti e tre siamo stati invitati dall’amico radiofonico Massimo Vitali a fare quattro chiacchiere sulla nostra nuova avventura da genitori.

Il programma radiofonico si chiama Ufficio Reclami e come intuirebbe anche Peter, basa il suo palinsesto sulla più antica forma di trasmissione orale dell’epico umarel: il Reclamo.
Non siamo una famiglia lamentosa, non rimuginiamo borbottando né emettiamo suoni tipo lumache avvilite. Piuttosto un bel reclamo su carta intestata Dandy Family o PEC; e anche se nessun ci ascolta almeno abbiamo un bel ricordo.

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Cosa ci hanno chiesto? Di reclamare i nostri dissensi quotidiani.
Cosa abbiamo risposto? Ecco la nostra lista:

Reclamo#1
CREME COL PASSAMONTAGNA

Ogni mattina, in zona pronto soccorso ginecologico, un papà si sveglia, esausto ma felice, sapendo che dovrà correre a comperare la crema chiesta da mamma per il neonato.
Ogni mattina, nella farmacia limitrofa, un esercente sa che dovrà vendere un kit di creme inestimabili al prossimo pollo ubriaco d’amore paterno.
Il mio primo acquisto da papà è stato questo: un set di flaconi parafarmaceutici da rapina.

Reclamo#2
PIZZE IN FACCIA

Tutti subito immaginando una colluttazione, una diatriba, una rissa, ma ahimè alludiamo a qualcosa di ben più terribile, inaffrontabile, avvilente.
Pizzicotti, carezzine e simitoni — dal bolognese: smancerie — da parte di passanti sconosciuti, solitamente nonni o zii di sfortunati bambini, che complimentandosi per il risultato del nostro amore stropicciano .
Ci è stato dato un ottimo consiglio contro questa piaga: agguantare le guance dell’importunatore con la stessa fastidiosità e stringere finche non capisce. Dove non arriva l’empatia, ci pensano le manaccie.

Reclamo#3
AMIG, FATTI ‘LI RAZZI TUA

— “Ma perché piange?”
— “Ha fame?”
— “Lo stai ancora allattando al seno? Ah no?? E perché???”
Tutta una serie di domande che non faresti neanche al tuo primo incontro con un alieno. Non è che non apprezziamo l’interessamento, sia chiaro, ma se veramente vuoi esserci utile, ti aspettiamo sabato pomeriggio a fare da babysitter a Peter per un paio di ore.

Reclamo#4
UN FASCIATOIO IN DISCOTECA

In realtà ci basterebbe trovarlo in tutti i ristoranti, bar e musei; luoghi che sicuramente frequentiamo di più. Non ci si può lamentare di Bologna, tra le città più baby friendly d’Italia, però, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, due o tre posticini carini dove ti abbaiano quando entri con il passeggino li abbiamo trovati. Onde evitare denunce, scriveteci in privato se volete saperne di più : – )

Reclamo#5
DOWN SHIFTING  

Irene Grandi lo diceva negli anni ’90 e aveva già capito tutto.
Più che un reclamo, vogliamo dare un consiglio a noi stessi: dedichiamo più tempo alle cose che amiamo e che ci fanno stare profondamente bene: la nostra famiglia, gli amici, le nostre passioni. Sottraiamo impegni professionali e burocratici. Siamo diventati epicurei?
Forse sì, e magari riducendo qualche spesa superflua e adottando uno stile di vita più naturale, moderato e conscio, ne usciremo fuori felici e contenti.

Dopo questa posso farmi una tisana allo zenzero e dormire sonni tranquilli.

Se invece non siete ancora stanchi, leggetevi questo.

 

Ritratto di famiglia

DD family

In passato, quando Guelfi e Ghibellini si affrontavano per la supremazia, soleva farsi ritrarre in trittico: padre, madre e primogenito. Tutti espressivamente apatici e magari accompagnati da ermellino vivo o impellicciato. Forse la nascita di un figlio era vissuta alla stregua di una grande battaglia, un evento da immortalare.

Ora i tempi sono cambiati: fighetti e tamarri, pensionati e stagisti, tronisti e youtuber sono le nuove gang che si affrontano. Quindi il nostro desiderio di essere fissati indelebilmente in un ritratto di famiglia può sembrare anacronistico, ma in fondo è solo un’alternativa simpatica al classico selfie.
Da adottare anche come soluzione alla paura delle foto di minori in rete, come racconta questo vecchio post.

Non abbiamo dovuto fare le belle statuine per ore, grande vantaggio della modernità. Basta inviare una foto alla persona giusta, poi ci pensa la sua mano carismatica e l’Adobe. Vero, non sarà un olio su tela, ma per noi rimane un bel ricordo, magari un giorno ci facciamo le magliette.

Ringraziando la bravissima illustratrice ed amica Silvia Bettini, che per nascondere la sua identità come Superman si fa chiamare Insalata Illustrata, inauguriamo oggi la nostra serie di Faccine Colorate.

P.S.

Mi hanno detto che si chiamano avatar. Ma a me non sembrano così blu, occhi sballati e naso da pugile. Quindi continuerò a chiamarle Faccine Colorate : – )

La prima prova da soli

prima prova piano

È giunto il momento di mettersi alla prova, prima del grande salto nel vuoto. Dal 1 febbraio sarò un babbo a tempo pieno, per qualche tempo o chissà per quanto. Il motivo? Lo trovate nel mio primo post.
Come tutte le sfide, c’è bisogno di allenamento, obiettivi e piano d’azione. Masha decide di mettermi alla prova: un giorno intero assieme a Peter, dalle 5 alle 23 pm, senza mamma.

Briefing

Tipologia problema: blackout mamma giornaliero
Intervallo blackout: 5 AM > 11 PM
Motivo: visita museo a Parigi in giornata (follia pura)
Età pupo: 7 mesi e 10 giorni
Allattamento: naturale (doppia tetta)
Ore di sonno notturne: 4 fasi da 2,5/3 ore ciascuna
Ore di sonno diurno: 3 pisolini da 0,5/1 ora ciascuno
Hobby bimbo: suonare il pianoforte a pugni, gara di urli con sé stesso
Mossa letale: pannolini atomici e ribaltamento della tele

Dal risveglio all’alba

Ore 5 del mattino. Mamma esce, Peter piange. Consecutio temporum.
Quasi quasi mi butto in strada e fermo il taxi che la sta portando via.
Poi un sussulto d’orgoglio. Anche perché presto questa sarà la mia vita quotidiana e non posso certo mollare al primo colpo.
Dai Peter, beviamoci su!
Dopo il primo sorso di latte ho già acquistato punti e fiducia.
Dai Peter, distraiamoci un poco.
Con grande gioia dei vicini iniziamo il nostro carnevale, fatto di urla, percosse e strimpellate.
Improvvisamente, la notte diventa giorno, il tempo saltella qua e là e l’alba si presenta puntuale alla finestra. Sarebbe ora di svegliarsi, per noi diventa ora di  farci un pisolino.

Uomini in azione

Tiri-titi tiri-titi, tiri-titi. Non ci sono più le sveglie di una volta.
Sono già le 11. Tre ore buone le abbiamo dormite.
Ora però sale la fame a tutti e due e c’è ancora un sacco di cose da fare.
Uomini in azione, con l’ordine e la precisione di un libretto d’istruzioni Ikea. Cambio pannolino, cambio pigiama, preparazione pappa, avanti con il soffritto. Poi ancora, dar da mangiare a bimbo, colazione babbo, impanatura carne. Bagnetto è un momento sacro, gesto purificatore, rigenerante ed emozionante, richiede calma, pazienza e forza negli avambracci. Celo, celo, manca. La nostra passione più grande, la musica, trova tempo e spazio ora che siamo da soli. Se con la mamma dieci minuti sono sufficienti per farle venire il mal di testa, ora abbiamo sala prove tutta per noi!
Il ritmo è ciclico. Si torna a mangiare e subito dopo pisolino.

Pomeriggiare senza sosta

Il pomeriggio è tutto in discesa. Per Peter questo è il trenino di corollari: gioco quindi ho fame, ho fame quindi mangio, mango e poi son sazio, sazio quindi dormo, dormo e son riposato, mi sveglio e son felice. E quando Peter è felice, il mondo è una giostra. Un giro al parco, uno dalla nonna (quella italiana; quella bielorussa la trovate qui). Per qualche ora possiamo fare quello che ci pare.
Poi, la magia svanisce, la fame ritorna e con la fame tornano le lacrime.
Di corsa a casa a ripetere la procedura della felicità.

Il ritorno della Jedi

La mamma, stanca come dopo una Parigi – Dakar – Bologna, torna alle 11 di sera. Trova i due uomini di casa pimpanti e pigiamati che l’aspettano, cena pronta. Fa un dettagliato check, tagliando e revisione, e con soddisfazione conferma il buon operato del papà.
Anche per questa volte ce la siamo sgavagnata (dal marchigiano: riuscire in qualcosa di impegnativo).

Obiettivi raggiunti:

  1. Bagnetto Peter con aquagym e nuoto su pancia
  2. Doccia papà, anche questa settimana è fatta : – P
  3. Tre pisolini da un’ora circa cadauno
  4. Quattro pannolini cambiati, portati direttamente in discarica
  5. Concerto cacofonico per pianoforte
  6. Giretto al parco da veri boss del quartiere
  7. Cena pronta per la mamma

Della lista di cose da fare, consegnata dalla mamma prima di partire, quasi tutto è stato portato a termine. Solo con qualche ora di ritardo : -)

Domenica con papà, un dolce rituale

domenica bimbo sonno

La domenica, la domenica
non è un giorno è uno stato dell’anima,
la domenica quando termina
ultimo soffio, ultimo bacio, ultima lacrima.

La nascita di un figlio è sicuramente la rivoluzione industriale, copernicana e russa messe insieme. Non posso negarlo. Tutto cambia dai ritmi ai rapporti per un motivo unico e magico.

Certi piccoli dettagli, però, rimangono invariati anche dopo il big bang.
La domenica, per esempio, è un isolotto sicuro in mezzo all’oceano, dove approdare quando si è stremati dalla routine e dal quale rituffarsi nel quotidiano della settimana successiva. Siamo abituati a gitarelle e grigliate in primavera ed estate, ma adesso che i venti artici ci attanagliano bisogna fare poche cose, stare in casa, avere calma, riprendere le energie, ricaricare le pile.

La nostra domenica fatta di piccoli dolci rituali:

  1. La sveglia eliminata da qualsiasi forma di allarme analogico o digitale
  2. La colazione tarda e abbondante, magari al bar con i regaz
  3. La passeggiata catatonica, anche solo casa–bar, l’importante è il vuoto cosmico dentro
  4. Il pranzo sovrappopolato di avanzi
  5. La pennichella pomeridiana accompagnata da sport televisivo
  6. Il take away serale, non si cucina, subito pronti per…
  7. Il filmone soporifero, solitamente Orso d’Oro a Berlino

Su questi punti cardinali ci siamo allineati tutti e tre senza nessuno sforzo. Sembra proprio che come trascorrere la domenica sia un’informazione genetica trasmessa via DNA. Tutto da dimostrare, ma a me pare così.
Probabilmente per Peter è domenica tutti i giorni, tra un po’ forse lo sarà anche per me (e qui vi spiego il perché). Più avanti le domeniche diventeranno dei giganteschi lunedì, stracolme di attività a presenza obbligatoria. Per poi tornare vuote e piene, gonfie e vuote, a seconda dell’evoluzione del bambino e delle sue necessità.

Per ora, spapparanzato sul divano, pupo addosso, partita a volume basso, mi godo i minuti che scorrono lenti ma piacevoli, sperando vadano in loop per un po’ dimenticandosi di noi.

Mi piace prendere questa giornata come un regalo del tempo, un’offerta 3×2 dove ogni sei giorni intensi il settimo è in omaggio.

La Nonna Bielorussa è arrivata

nonna bielorussa ombrello rosso

La Nonna Bielorussa è arrivata
Lasciando dietro sé una scia stellata
Dal suo gigante ombrello, che sembra disegnato
Rosso come il caviale che in dono ci ha portato. 

Per quante dicerie sulle suocere abbia sentito, gag televisive, barzellette da cabaret degli stereotipi, io con la mamma di mia moglie sto benone.
Sarà perché ci vivo un paio di settimane all’anno?
Comunque sia, abbiamo stretto un forte legame.
Siamo pianeti di galassie diverse, comunichiamo con suoni e gesti e abbiamo condiviso tanti momenti senza nessuna traduzione.
Questo a me basta per essere immune allo Zelig.

Detto ciò, mai come ora la sua presenza è gradita.
Vederla scendere dal treno con il suo carico di energia nucleare, nonostante il suo viaggio transiberiano Minsk – Vilnius – Milano – Bologna, mi rivitalizza come vento fresco dell’est dopo una sbornia notturna. Ero ubriaco d’amore, cosa credete.

Come ogni Babushka che si rispetti, ha un regalo per ogni complimese di Peter che non ha potuto festeggiare. Tutti scelti con cura montessoriana, dai libri illustrati dalle sue allieve ai moduli in betulla naturale. Solo il caviale e la piccola bottiglia di vodka sono un po’ fuori tema. Ah no, quelli sono per noi.
Ma la sua borsa non finisce mai? Troppo facile il parallelo con Mary Poppins.

Finiti i regali, iniziano i giorni in compagnia di Peter.
E qui l’esperienza pluriennale con le altre due nipoti, le nostre cuginette bielorusse, si fa sentire. Il CV parla chiaro. Sono solo caldi sorrisi e larghe intese. A parte quando non riusciva a slacciare la cintura del passeggino e la Tigre del Bengala ha lanciato il suo ruggito.
Mi fa strano pensare a come si formerà la coscienza del bimbo, metà italiana e metà russa, Sicuramente sono molto contento di questo alto livello di internazionalità, me lo immagino già in giro per il mondo tra qualche anno : – )

Quali vantaggi porta una Nonna Bielorussa in casa

  1. Finalmente si esce una sera da soli io e Masha, sembrerà il 2016
  2. Sei braccia e sei occhi is megl che quattro
  3. Faccio lezioni di russo gratis tutto il giorno, modalità avanzata, scarsi risultati
  4. Il livello di ansia di tutta la famiglia è calato del 15%
  5. A cena si alterna cucina russa, bolognese, russa, bolognese, russa, …
  6. Pulisce, stira e lava contemporaneamente, senza farti sentire in debito

Mentre quali vantaggi porta un papà italiano ve lo racconto QUA

Identikit della Nonna Bielorussa

Soprannome: Babushka
Anni:
 58
Figli: 2
Figli dei figli: 3 (nipoti)
Outfit:
 Cappotto scuro e ombrello rosso, anche d’estate.
Lingue: Russo, Bielorusso, Polacco, Italiano ubriaco.
Professione: Insegnante e vice-preside del Collegio Artistico di Minsk.
Hobbies: andare alla scoperta di pittori italiani dei quali noi (capre) non conosciamo neppure l’esistenza, bulleggiarsi di essere in Italia con le sue amiche, via social.
Cibo: zuppe di ogni colore, tipo pozioni magiche.
Pro: instancabile, solare anche con l’ombrello, piena di interessi strampalati.
Contro: irrefrenabile, iperattiva, è una semi-preside (divinità malvagia dei miei ricordi adolescenziali).
Record: 2 mostre d’arte, 1 castello, 8 chiese visitati in 10 giorni di babysitter a tempo pieno.

Si scrive борщ si pronuncia Borsh

A me sinceramente non fa impazzire, soprattuto dopo che ci ho fatto colazione, pranzo e cena per due giorni : – (
Però è una delle prime parole che ho imparato in russo, a forza di sentirlo nominare.

Volete sapere come si prepara?
ECCO QUI LA PRIMA RICETTA A CASO TANTO IL SAPORE NON CAMBIA 

Il primo ascolto musicale, tutto ha inizio qui

primo ascolto musicale

Finalmente si parla di musica.
Del primo ascolto melodico di un bimbo quando ancora è dentro la pancia della mamma. Qualcosa di unico, che a pensarci, ancora oggi, mi fa scorrere i brividini lungo la schiena.
Chiaro, per un musicista è molto facile, bon-ci bon-ci bo-bo-bon.

Ma anche se siete degli ingegneri o dei pallanuotisti, pensate a quante migliaia, milioni, miliardi di canzoni avete ascoltato fino ad ora. Spotify esploderebbe.
La prima di quest’anno ce l’avete in mente?
E la prima che vi ricordate da quando siete bimbi??
Ma il primo ascolto musicale in assoluto della vostra vita, vi rendete conto cosa sia???

Ok, sto esagerando.
Però se fondo in un unico pensiero le due mie più grandi passioni, mio figlio e la musica, vado in loop, è come unire i puntini dall’uno all’infinito.

La nostra idea

Beh, pensandoci e ripensandoci, nelle primissime notti in dolce attesa, ci siamo inventati il modo per evitare che Peter in futuro ascolti Holly, Benji e Fedez.

Esiste una cuffia speciale che solo i DJ più tamarri, borazzi e cavalcapiste possiedono. Si chiama doccia. O mono.
Ovviamente se cercate su Google “cuffia doccia” rimarrete delusi.
Chissà se l’inventore aveva pensato anche a questo utilizzo. Si potrebbe chiamarlo e fare il business prenatal.
Ad ogni modo il gioco è semplice:
1. Scartare la cuffia dal suo involucro protettivo, tipo condom
2. Inserire lo spinotto, detto jack, nella foro, detto porta, degli auricolari
2b. Eventualmente acquistare non su Amazon un adattatore jack grande – jack piccolo (tutta la famiglia Jack insomma)
3. Adagiare dolcemente la cuffia sulla pancia della mamma, sa poi lei dove metterla
4. Riprodurre la musica in modalità Repeat 1 (sentirete che scalcia quando gli piace il pezzo)
5. Addormentarvi tutti insieme accoccolati

La scelta del brano non è banale.
Musica distensiva, rilassante e avvolgente come il mare, il mio consiglio.
Ma magari volete crescere un torello, quindi AC/DC, Eminem, Chemical Brothers vanno tutti bene. Il figlio è vostro, sappiate che gli state dando il primo assaggio della più dolce forma di comunicazione che l’uomo abbia mai creato.

Volete sapere cosa ho fatto sentire, solo ed esclusivamente, a mio figlio per i suoi primi 9 mesi di vita?

ECCO LA RISPOSTA

A questo ed altro serve un papà. Per esempio? LEGGI QUA

Chi ha paura della rete?

thug life peter

Masha lancia un’idea, mi piace subito.
Troviamo un nome, un dominio e tanti spunti per iniziare a scrivere.
Dai, si parte, carichi: primo post, prima foto, primo grande dubbio.
Ma è giusto pubblicare le foto del mio ciccio, minorenne, indifeso, che riposa aggomitolato sul lettino??

Google parla chiaro.
6.750.000 risultati di allerta sulla pubblicazione di foto di minorenni online.
Eppure Facebook, Instagram e Internet ne sono strapieni.
Subito dopo #cat, #baby è un hashtag di spicco da 120 milioni di post.

Son tutti matti quelli che postano foto dei propri figli?

Fino a ieri, dalla mia scrivania di un’azienda di informatica specializzata in web e sicurezza, ammonivo ogni social—mamma o social—babbo.
Ero il Moralizzatore.
In generale, condividere la propria vita in rete mi ha sempre lasciato perplesso. Un buon inizio per scrivere un blog : – )
Ora però devo capire meglio, prima di auto – moralizzarmi.
Parlarne con gente che sa il fatto suo: amica magistrato, mamma poliziotto, blogger californiana. Leggere mille articoli di mamme che sono chilometri più avanti di me, lo riconosco. Ma io sono Fox Molder e voglio andare fino in fondo.
Alla fine che cosa ho scoperto?

Domanda ingenua: ah ma il mio blog non lo leggono solo bravi papà e mamme con la voglia di condividere la più grande delle passioni?

Risposta cinica: no. Le foto di mio figlio verranno viste, scaricate, mercificate da orchi di tutto il mondo come nelle peggiori serie criminali di Netflix.

Conclusione: 
non sottovaluterò il rischio, né smetterò di scrivere ancor prima di avere iniziato. Cercherò però di usare tutta la fantasia in possesso per proteggere la mia famiglia dal male invisibile.

Le mie regole del gioco:
1. niente foto in costume da bagno (per vs sfortuna vale solo per Peter)
2. niente cognomi o dati personali reali
3. niente foto di gruppo per non coinvolgere altri bambini
4. filtri a manetta per modificare le foto in maniera simpatica
5. macro e inquadrature storte per foto più emotive e meno realistiche
6. se necessario userò la maschera del lottatore messicano Rey Mysterio
7. smetterò di fare il Moralizzatore

Cosa ho letto:
Lacasanellaprateria.com
Foto dei Bambini Online: Perché NON ho Paura
link

Machedavvero.it
Perché non metto foto di mia figlia online
link

Partenopol.it 
Pubblicare le foto dei bambini su Facebook: i Rischi
link

A cosa serve il Papà?

mamma allattamento bebè sorriso

Ammettiamolo, a cosa serve la Mamma lo sanno tutti.
Lo sa anche il bimbo appena esce dalla pancia.
Ma allora a cosa servo io?

Qualche idea me la sono fatta in questi mesi.
Grazie alle sagge ostetriche del corso pre-parto, ma soprattutto a Peter e Masha, che in ogni momento mi hanno comunicato, più o meno direttamente, le loro volontà e necessità del momento.
Posso quindi affermare che nel mio caso ci sono state diverse fasi di utilizzo del soggetto Papà. Procediamo con ordine.

Fase 1. La dolce ombra
Prima del parto, durante e immediatamente dopo, la mamma è giustamente il centro del mondo. Sensibilità a manetta. Ogni cosa deve filare liscia come l’olio di semi di lino. Essere presenti con l’outfit sbagliato potrebbe già infastidirla.
Quindi si diventa dei ninja. Un’ombra d’amore.
Il gioco di anticipo è la tattica, l’empatia l’arma segreta, il silenzio la chiave.
La parte più difficile per chi, come me, è abituato a fare sempre un gran casino. Ma anche quella più significativa, dove i piccoli gesti impercettibili diventano le grandi soddisfazioni quotidiane.

Fase 2. La macchina da guerra
Quando tutto sembra tornare a posto (ma è solo un’illusione ottica) allora si può iniziare ad essere operativi di nuovo.
Ora sì che c’è da fare concretamente qualcosa, altroché piccoli gesti.
Lava, prepara, sgombera, sistema, proteggi, porta qui e riporta di là. E compra tutto quello che mi sono dimenticato di acquistare prima. Amazon funziona maleficamente bene.
Peter nasce a Maggio. Io riesco a giocarmi la carta part-time da Giugno a Settembre. E sono mesi fantasmagorici.
Ma che ve lo racconto a fa’ — già avrete capito.
Per me è stato molto positivo tornare ad essere un cuoco, un maggiordomo, un autista, un fattorino, un operaio, un uomo delle pulizie per quanto sia impacciato con i bagni e le superfici lavabili.
Sentirsi utili aiuta prima di tutto sé stessi. Anche se il periodo dei piccoli gesti mi ha fatto crescere tanto nell’arte dello zen quanto in quella della psicologia pro-attiva.

Fase 3. Eroi in azione
Il punto di inizio e non ritorno di questa fase è netto, epico.
Solitamente un evento così drastico che lo si immortala con una foto, un aneddoto da raccontare ai parenti, un post sul blog.
Nel mio caso è stato l’affidamento totale di Peter dalle 5:00 alle 23:00 il giorno 20 Dicembre 2017. Ho fatto un piccolo tatuaggio tribale cinese in memoria di questa esperienza, più avanti vi racconterò nel dettaglio.
Immaginatevi di passare da soldato semplice a capo di stato maggiore, senza nessun particolare addestramento, dall’alba al tramonto.
A me è sembrato qualcosa di eroico. Una giornata pazzesca e risultati ottimi su tutti i fronti: alimentazione, divertimento, pulizia del bimbo.
Dopo questa, tante altre missioni speciali ad alto rischio mi sono state affidate, tra le quali: soppressione poppata notturna (quindi dormire da solo tutta la notte con Peter), controllo quotidiano proprietà organolettiche cacca, e tra qualche settimana, supervisione totale dalle 10:00 alle 18:00.

Dalle Fase 4 in poi ve ne parlerò quando ci sarò arrivato. : – )

Avete capito quindi a cosa sono servito come Papà?
Sì, esatto, ad insegnare a Peter quello che Mamma vieta di fare!

Oggi nasce Dandy Daddy

me_bianconero

Oggi inizio a scrivere.
E c’è un motivo:

Ho deciso di fermarmi un attimo dal quotidiano 8×5, approfondire senza ansie le mie passioni, dedicare il tempo a mia disposizione a chi mi circonda, in particolare alla famiglia, a mio figlio.

Sono Padre, Marito, Musicista, Viaggiatore e tra qualche mese ex Sales Manager informatico. Ma ora ho una sola idea in testa: cambiare radicalmente il mio modo di vivere.

Tutti attorno sono già preoccupatissimi  ; – )

Il cielo sotto Colonia

Colonia, 18 Agosto 2017.
Peter, 10 Maggio 2017, 3 mesi e 8 giorni.
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Il nostro primo viaggio insieme, alla ricerca del fresco, nasce con la scusa di essere i più giovani testimoni di un matrimonio tedesco.
Peter non ricorderà nulla, ma si porterà dentro il profumo di wrustel al curry e dei prati di giunchiglia.