De gustibus

Degustazione di gnocchi al pomodoro e orata.
Lo Chef Peter è chiamato a valutare un ristorante sul porticciolo di Lerici, Liguria. Al primo assaggio pare intenzionato a finire il piatto in poco tempo. Poi chiede un grissino per pulire il palato e continuare la degustazione. Non rilascia commenti ma ha uno sguardo soddisfatto. Per me, che sono il suo interprete, è un sì.

Alto contatto

Tante cose si possono fare insieme.
Giocare, cantare, mangiare.
Tutte ci uniscono e ci fanno crescere.
Solo una però ha il potere di avvicinarci fino alla fusione, di ascoltarci in silenzio, di chiudere gli occhi e sapere che siamo al sicuro.
Dormiamo.

L’inchino

Quando la strada è in salita,
raccogli in un sacchetto la fatica.
Il sole asciuga il tuo sudore,
pennellerá le guancie di colore.
Un ramo blocca il tuo cammino,
girargli intorno pian pianino.
Discesa pesa e fa paura,
stiamo arrivando giù in pianura.
Abbiamo girato tutta la valle,
papá Dandy e Peter sulle spalle.
.

Grotta di rose

In cima alla collina di Gran Ciliegio, percorrendo valli di grappoli e spighe, vivono due esseri.  È frequente vederli uno sopra l’altro, con gambe sulle spalle e braccia attorno al collo, incastrati come rami di alberi cresciuti insieme. Si affacciano sullo specchio d’acqua uscendo dalla grotta di rose bianche che li protegge. Un anno è ormai passato.

Playground

Siamo solo io e te. Anche Dandy Daddy si è allontanato. Eppure non abbiamo paura, per noi due la vita è un gioco. Ci piace avere gente intorno ed essere al centro dell’attenzione. Mi guardi all’insù e ancora non sai quanto ci divertiremo insieme. Ti guardo dall’alto al basso, seguo i tuoi piccoli movimenti e aspetto che tu sia pronto. Ma forse, ti piacerà di più tirare calci a un pallone.

Piccoli e grandi

Sei piccolo per camminare da solo in questa pineta
Sei grande per contemplare il silenzio come un asceta
Sono piccolo tra questi alberi che hanno una A ma non una Z
Sono grande per abbracciarti e portarti in spalla come un atleta
Sono piccoli per essere visti con un cannocchiale da un altro pianeta
Sono grandi per rinfrescarci e custodire un’aria segreta
.

Un parco al giorno

Un giorno al parco ho visto cose che non avevo mai visto prima. Ho deciso quindi di visitare assieme a Peter un parco al giorno.
In ogni parco abbiamo conosciuto personaggi, oltre che persone, eccone alcuni.

Il sorridentissimo

Il nuovo amico di Peter è un bambino orientale dal piumino rosso. Il nome non si sa. Lui si è presentato una volta sola e noi, per non sembrare maleducati, non abbiamo chiesto il bis. Chiamiamolo bimbo. Ci abbraccia subito entrambi, è morbido e di una dolcezza lontana. Siamo un italiano, un bielorusso e un cinese: che la barzelletta abbia inizio.
Il padre, sorridentissimo, lo tiene per mano, mentre con l’altra fuma la sigaretta, il filtro e le unghie, come fosse l’ultima del pacchetto. Si volta, mi sorride e butta la cicca per terra, vicino a Peter.
Pover’uomo, non sa cosa ha fatto. Io sono un moralizzatore vecchia scuola. Con il sorriso della Vivident, raccolgo la sigaretta, gliela mostro e la butto nel cestino.
Mezzogiorno di Fuoco. La Sfida. Grosso Pacco a China Town.
Lui mi guarda e ride, con i muscoli rilassati e un’espressione di bontà, come se mi volesse dire: “Scusa, ho sbagliato, non lo farò più.” E così estingue il mio incendio di polemica che era pronto a divampargli addosso.
Il fumo sottile e debole di una sigaretta spenta male serpeggia dal bidone dietro di noi. “Vieni Peter andiamo a controllare”.

Uno, dieci, cento accenti

A costo di essere radiato da ogni gruppo Facebook materno, voglio essere subito onesto: mi ricordo bene la mamma, meno il bambino. Probabilmente era anche un bel bambino, vista la mamma.
Il piccolo è sul dondolo e lei lo spinge con grinta. A poche spinte dal giro completo dell’altalena il telefono della mamma squilla. Non fosse mai successo. Io e Peter rimaniamo rapiti da un tango di parole, un dolce cantilenare che sulle lettere doppie mette i brividi anche ai piccioni del parco. Era da tanto che non sentivamo parlare in argentino.

Il medio italiano

Un uomo sulla cinquantina entra lentamente. Cinquant’anni e cinque figli [cit.] di cui due sono qui con noi al parco. Peter è già uno di loro, rimane immobile a guardarli per un minuto intero, senza scollarsi dal quadrato gommoso dell’area giochi.
Accartocciato sulla panchina, ci sono io. Dopo una giornata di chiacchiere, penso. Ogni tanto va fatto, anche solo per stare zitti qualche minuto. Penso che se avessi cinquant’anni, forse, farei più fatica a ciondolare tutto il giorno con Peter, fisicamente e psicologicamente. Meglio che ritorni a chiacchierare.

Arrivano i rinforzi

Ormai non c’è più nessuno, è ora di cena. Andiamo a controllare, buca per buca, che non sia rimasto nemmeno un amico con cui fare un ultimo gioco.
Sul castello di legno però qualcosa si muove ancora.  Peter corre a testa bassa verso quella direzione, fiutando l’odore di bimbo . Vediamo quattro caviglie senza calzini. Saranno due bambini abbandonati, chiamo subito la centrale per i rinforzi.
Peter sale dallo scivolo, lui è un duro. Io controllo dal retro, ho un po’ di fifa. Siamo due poliziotti in azione senza walkie talkie. Aggiriamo il nemico, non facciamo prigionieri, però qualcuno lo arrestiamo.
“Hey capo, vedi qualcosa?” chiedo a Peter, ormai con accento di Chicago.
“Un bambino e una bambina.” risponde al volo, poi corregge il tiro “La bambina però ha almeno vent’anni.” e scuote la testa.
“Ma no Peter, quella è la mamma!” gli ribatto, e vista la presenza di un adulto, per giunta femmina, mi ricompongo subito.
Una mamma e un bambino seduti sui piani alti di un castello di legno. La mamma, giovane come diceva Peter, ha i pantaloni neri a righe bianche sottili che le arrivano poco sopra le caviglie, e una camicia bianca abbondante che la impacchetta per bene. Tira aria di fashion blogger.
Il bimbo ha una concessionaria di macchinine, ma anche un bel sorriso e voglia di giocare con noi.
Una mamma bambina che si nasconde nel castello e un bimbo vivace e altruista. Non si può non continuare ad indagare su questi due.
Così io e il mio detective Peter scopriamo che la mamma è russa, quasi come noi che siamo bielorussi. Il bimbo italorusso, invece, va all’asilo dove insegna la zia di Peter, alias mia sorella. Ora sì che sono arrivati i rinforzi.

 

Il gioco delle tre fragole

Il gioco delle tre fragole:

  1. scegline una e assaggiala
  2. poi scegline un’altra e assaggia pure quella
  3. se la seconda fragola era più buona della prima, allora puoi mangiare anche la terza, altrimenti la mangia il papà