Mezzo sogno di una notte di pieno inverno

sogno-spezzato-peter

Vi descrivo la scena:
Eravamo io, Valentino Rossi su un cavallo bianco, molto simile a quello di Gandalf, e una terza figura femminile senza volto, della quale però avevo certezza di conoscere l’identità. A volte dicono essere un incrocio tra la propria madre e la propria moglie, un mostro mitologico alquanto pericoloso.
Il mood era yeah, percepivo questa carica positiva in tutti i membri dell’allegra compagnia, che ricambiavano l’intesa con cenni maliziosi tipo ammicco – ammicco di Homer.
In lontananza, prati verdastri di metà marzo, colline brulle s’inasprivano salendo verso pendii rocciosi, per divenire infine vette imbiancate.
Mi hanno sempre emozionato i paesaggi ibridi come la mia Toyota.
Tutto era in divenire, stava per succedere qualcosa di incredibile, straordinario, quando, bruscamente, un urlo squarciò il cielo, la terra e tutti i colori.

— ” Uèé ”
A metà tra il più famoso dittongo partenopeo ed il bambinese di periferia, Peter sveglia prima sé stesso, poi chiunque gli sia intorno ad un raggio di 50 metri. E sono le 4 di notte o mattino, a seconda di come vedete il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto.

Pochi istanti, la realtà si accende, i colori si spengono e tutto diventa buio.
Gli amici, i paesaggi, le avventure svaniscono. Se la svigna anche Valentino in sella al suo puledro, mannaggia.
Ora, nel mondo reale, bisogna colmare il biberon, calmare Peter e tornare a dormire il prima possibile. 

Il mattino seguente rimane ben poco di questi traghettamenti tra mondo onirico e reale alla Matrix.
Qualcosa però si è sedimentato nella memoria, forse per lo shock, la sveglia o il freddo extra – piumone. Ha la consistenza di una panna mal montata, una Sprite sgasata, ed è il ricordo del mio mezzo sogno di una notte di pieno inverno.

Di nottate così, durante la prima settimana, ne abbiamo fatte a bizzeffe, 7 su 7, e ve le racconto qui. A naso mi pare di intuire che ci attendono un paio di anni sul generis e una dozzina di chili di sogni spezzati.
Saranno buoni per farci dei trailer.

Cosa resta dei sogni spezzati

Quanti sogni dal triste destino avrò fatto, interrotti sul più bello?
Valentino era presente in tutti come special guest?
Ma soprattutto, farà male alla mia salute mentale, già abbondantemente provata?
Chissà, la miglior medicina è il tempo. Qualcuno intanto ha scientificamente indagato al posto mio. Leggi qui che tragedia.

Ancora un dubbio mi è rimasto: e se questa mia esperienza con Peter fosse tutto un sogno???  : – O
Mmm, dalla mole di pannolini e pappe che girano, presumo siamo nella più triviale realtà.

Buona la prima (settimana)

prima-settimana

Mi avvolge una sensazione.
La stessa provata durante le notti che precedono l’esame di maturità, la partenza per il fantomatico erasmus o il giorno del mio matrimonio bielorusso: sono giustificatamente sovraeccitato.
Le ore preludio di questa missione che cambierà la mia vita sono volate come i boeing Ryanair quando, per ostentare la loro puntualità, decollano con l’hostess che sta ancora simulando l’ammaraggio.

La prima settimana insieme a Peter è passata.
Ora siamo allineati ed il confronto con la mamma, regina indiscussa del rapporto genitore – figlio, non fa più paura.
La prima settimana ha il sapore di salsedine. Non perché siamo andati al mare con pioggia, neve e 4 miseri gradi Celsius — belle giornate queste — ma perché stiamo iniziando ad assaporare il nostro viaggio transatlantico, appena salpati dal porto.

Ma come è iniziato tutto?
La sospensione del lavoro, uno stile di vita più familiare e meno societario, il tempo che fluisce da un vaso all’altro, non più comunicanti tra loro.
Il labirinto di motivazioni che mi hanno portato fin qui è stato superato. Anche se di tanto in tanto è utile ricordare, leggendo questo post.
Una settimana è trascorsa, l’atrio è stato varcato, il dado è tratto e la mucca è pazza.

Cosa mi accadrà, ma soprattutto cosa accadrà a Peter da oggi sotto la mia ala protettrice, ce lo dirà il tempo e più concretamente il blog Dandy Daddy.
Ora vorrei solo soffermarmi sulle sensazioni iniziali, quanto percettibile ad un assaggio, i primi tic di una sindrome d’amore.

Sintomi del paternage

Un cambiamento così brusco nel proprio stile di vita, o forse solo nella propria routine, genera degli effetti collaterali. Piacevoli o spiacevoli, effimeri o permanenti. Eccone alcuni:

  1. È sabato tutti i giorni, non si lavora ma c’è sempre qualcosa da fare
  2. Dopo oltre 30 anni, ritorna il sonnellino pomeridiano, altroché siesta iberica
  3. Gran compilation di sogni spezzati dai risvegli notturni di Peter
  4. Disfunzioni lessicali dovute al continuo uso di dittonghi in bambinese stretto
  5. Secchezza della mani a forza di lavarle, mai provata prima
  6. Modalità aereo: non rispondo a telefonate, messaggi, email fino all’atterraggio ossia il risveglio di Peter
  7. Impennata  di post e commenti su gruppi fb di mamme, maternità, maternage
  8. Incommensurabile voglia di primavera/estate, sgambettate all’aria aperta, spritz con passeggino, tuffi & abbuffi in campagna

Nessun dubbio, nessun ripensamento, nessuna cacarella.
Anzi le patologie psicologiche improvvise mi hanno sempre affascinato molto, sperando che alcune mi accompagnino fino all’ultimo dei miei giri  : – )

Baby Carneval de Paris

castello

Ci eravamo quasi dimenticati del carnevale, dicevamo poc’anzi. Ma fortunatamente i nostri amici bielo – thai ci hanno salvato invitandoci alla loro festa a Parigi.

Ogni bimbo sogna una festa di compleanno a Carnevale insieme Super power. O forse no. Ad ogni modo così é stato: un baby birthday carneval party al di là della nostra immaginazione.

Cavalieri corazzati che proteggevano il festeggiato, fatine russe che brillavano di magia pura e stregonerie di ogni genere. Tutto era reale, in entrambi i sensi, all’interno del castello settecentesco dove siamo stati prigionieri lusingati per due giorni.

Probabilmente per i bambini una festa di compleanno nel cortiletto dietro casa, o alla peggio da McDonald, sarebbe stata ugualmente magica. Per questa volta Il vero sogno l’abbiamo vissuto noi, mamma e papà.

Un carnevale multietnico

Ho sempre sognato di diventare cittadino del mondo, e auguro a Pietro di capirne l’importanza. Forse però questa volta abbiamo esagerato. L’allegra compagnia di furfanti bambinosi era così formata:

  • 1 festeggiato bielo-thailendese che vive a Parigi
  • 2 biondissime sorelline anglo-russe
  • 1 bimba bielo – milanese di gran classe
  • 1 monello cino-scozzese di 5 anni che voleva volare
  • 1 bimbo tedesco-cinese di un’eleganza e precisione svizzera (avrà sicuro i nonni a Zurigo)
  • 1 Pietro, che comunque è bielo-bolognese e sorride in tutte le lingue e linguacce del mondo

Io almeno questi ricordo.
Insomma, sentir parlare per tutto il weekend in russo, cinese, inglese, thailandese, italiano, tedesco, francese mi ha stravolto l’area di Broca.
Bambini e bambine, mandorlini e ricciolette con una manciata di anni a testolina, saltellavano felici tra un bolscevico harasho, un cinese ni hao e il classico hello.

Non vi dico la bellezza dei lineamenti, le esplosioni di tratti somatici, la bizzarria fisiognomica: il melting pot è sempre il mio piatto preferitoPeccato non poter mostrare, giustamente, foto di bimbi altrui. Perché? Leggi qui.

 

Questione di punti di vista

Proprio vero, bisogna calarsi nella parte, immedesimarsi, provare a capire come si sente il nostro interlocutore. Nel mio caso il baby datore di lavoro Peter.
Non ricordo da quale libro, corso, blog o puntata dei Simpson arrivasse questo consiglio — oltre che dal buonsenso e da una briciola di empatia.
#consiglio : chinarsi e seguire il bimbo nei suoi spostamenti, mantenendosi alla sua altezza.

Incredibile quante cose si vedono diverse a gattoni. In certi individui poi crea dipendenza, tipo me. Si inizia per seguire il piccolino nei suo zampettare a quattro arti motrici, ci si prende gusto guardando caviglie e non ci si rialza più.
Intanto noto che le scarpe delle invitate maggiorenni hanno dettagli impercettibili, si muovono freneticamente e sono spesso appuntite al limite del tagliente; quindi pericolose.
Gli uomini invece, tendono a stare più alla larga da bimbi ruspanti, come se la ferita di una sciabolata materna per aver malauguratamente pestato un ditino del proprio piccolo, fosse ancora dolorante.

Il gran finale

Ore bellissime quelle a gattoni, poi la torta, le canzoncine e gli ultimi sketch dell’animazione venuta direttamente da San Pietroburgo — pare che le migliori scuole di enfant cabaret siano lì.

Prima della cena, i cuccioli di uomo vengono rapiti e portati dalle babysitter presso la Maison dei Piccoli, finissima dependance a lato del castello, dove si è pensato bene di isolare acusticamente le famiglie infette dal virus parentale. L’idea non è male, raccoglierebbe i favori dei miei vicini. Ma, eine moment, non era una festa per bambini??

Ora, escludendo mia sorella e qualche zia, non ci è mai capitato in 9 mesi di lasciare Peter in giro senza di noi. Ma lo Champagne e i trenta Macarons ci intorpidiscono la mente e acconsentiamo.
Mia moglie Masha pasteggia a calici di sensi di colpa e foie gras di rimorso.

Tutto bene, non temete.
Ho visto balie filippine battere il mio record di Peter-risate sia nella categoria potenza massima che lunga durata. E quella ucraina volere bene a tutti e tre nonostante ci conoscesse da poche ore.
Insomma tutte donne con grandi capacità e voglia di avere cura dei bambini.
Di uomini indaffarati con i propri figli, invece e purtroppo, ne ho visti pochi ; – (

Le conseguenze del Carnevale

Che fossimo nelle vicinanze del Carnevale ce n’eravamo accorti.
Anche se Peter non dovrebbe distinguere ancora la Pasqua dal Natale. O forse sì? Ad ogni modo quelli che si sono persi le stagioni mondane, perché quelle meteorologiche le seguiamo come girasoli, siamo noi Mamma e Papà.

Dunque, nonostante il nostro Epic Fail nel preparare feste, travestimenti e sfrappole (dolce tipico carnevalesco-bolognese), abbiamo avuto fortuna.
Qualcuno ha pensato a noi.

Siamo stati invitati a una festa di carnevale – compleanno dress code fiabesco cavalleresco a Parigi da amici bielo – thailandesi. I nostri costumi non ve li sveliamo perché non meritevoli di nota.
Speriamo di non fare brutta figura e puntiamo tutto su Peter, con il suo travestimento da baby trolley.

Questo castello ci aspetta.

Un giorno di reclami in radio

Siamo stati un giorno in radio. A dire il vero poco più di un’ora. E questo è quello che è saltato fuori dal cilindro, oltre alle risate, smorfie e bei momenti.

Ufficio Reclami

Scrivere è la passione di papà, cucire quella di mamma, ma il vero oratore è Peter con le sue poesie dittongate e poi sbalusate — dal bolognese: pronunciate in modo strano.

Tutti e tre siamo stati invitati dall’amico radiofonico Massimo Vitali a fare quattro chiacchiere sulla nostra nuova avventura da genitori.

Il programma radiofonico si chiama Ufficio Reclami e come intuirebbe anche Peter, basa il suo palinsesto sulla più antica forma di trasmissione orale dell’epico umarel: il Reclamo.
Non siamo una famiglia lamentosa, non rimuginiamo borbottando né emettiamo suoni tipo lumache avvilite. Piuttosto un bel reclamo su carta intestata Dandy Family o PEC; e anche se nessun ci ascolta almeno abbiamo un bel ricordo.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE LA PUNTATA

Cosa ci hanno chiesto? Di reclamare i nostri dissensi quotidiani.
Cosa abbiamo risposto? Ecco la nostra lista:

Reclamo#1
CREME COL PASSAMONTAGNA

Ogni mattina, in zona pronto soccorso ginecologico, un papà si sveglia, esausto ma felice, sapendo che dovrà correre a comperare la crema chiesta da mamma per il neonato.
Ogni mattina, nella farmacia limitrofa, un esercente sa che dovrà vendere un kit di creme inestimabili al prossimo pollo ubriaco d’amore paterno.
Il mio primo acquisto da papà è stato questo: un set di flaconi parafarmaceutici da rapina.

Reclamo#2
PIZZE IN FACCIA

Tutti subito immaginando una colluttazione, una diatriba, una rissa, ma ahimè alludiamo a qualcosa di ben più terribile, inaffrontabile, avvilente.
Pizzicotti, carezzine e simitoni — dal bolognese: smancerie — da parte di passanti sconosciuti, solitamente nonni o zii di sfortunati bambini, che complimentandosi per il risultato del nostro amore stropicciano .
Ci è stato dato un ottimo consiglio contro questa piaga: agguantare le guance dell’importunatore con la stessa fastidiosità e stringere finche non capisce. Dove non arriva l’empatia, ci pensano le manaccie.

Reclamo#3
AMIG, FATTI ‘LI RAZZI TUA

— “Ma perché piange?”
— “Ha fame?”
— “Lo stai ancora allattando al seno? Ah no?? E perché???”
Tutta una serie di domande che non faresti neanche al tuo primo incontro con un alieno. Non è che non apprezziamo l’interessamento, sia chiaro, ma se veramente vuoi esserci utile, ti aspettiamo sabato pomeriggio a fare da babysitter a Peter per un paio di ore.

Reclamo#4
UN FASCIATOIO IN DISCOTECA

In realtà ci basterebbe trovarlo in tutti i ristoranti, bar e musei; luoghi che sicuramente frequentiamo di più. Non ci si può lamentare di Bologna, tra le città più baby friendly d’Italia, però, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, due o tre posticini carini dove ti abbaiano quando entri con il passeggino li abbiamo trovati. Onde evitare denunce, scriveteci in privato se volete saperne di più : – )

Reclamo#5
DOWN SHIFTING  

Irene Grandi lo diceva negli anni ’90 e aveva già capito tutto.
Più che un reclamo, vogliamo dare un consiglio a noi stessi: dedichiamo più tempo alle cose che amiamo e che ci fanno stare profondamente bene: la nostra famiglia, gli amici, le nostre passioni. Sottraiamo impegni professionali e burocratici. Siamo diventati epicurei?
Forse sì, e magari riducendo qualche spesa superflua e adottando uno stile di vita più naturale, moderato e conscio, ne usciremo fuori felici e contenti.

Dopo questa posso farmi una tisana allo zenzero e dormire sonni tranquilli.

Se invece non siete ancora stanchi, leggetevi questo.

 

Ritratto di famiglia

DD family

In passato, quando Guelfi e Ghibellini si affrontavano per la supremazia, soleva farsi ritrarre in trittico: padre, madre e primogenito. Tutti espressivamente apatici e magari accompagnati da ermellino vivo o impellicciato. Forse la nascita di un figlio era vissuta alla stregua di una grande battaglia, un evento da immortalare.

Ora i tempi sono cambiati: fighetti e tamarri, pensionati e stagisti, tronisti e youtuber sono le nuove gang che si affrontano. Quindi il nostro desiderio di essere fissati indelebilmente in un ritratto di famiglia può sembrare anacronistico, ma in fondo è solo un’alternativa simpatica al classico selfie.
Da adottare anche come soluzione alla paura delle foto di minori in rete, come racconta questo vecchio post.

Non abbiamo dovuto fare le belle statuine per ore, grande vantaggio della modernità. Basta inviare una foto alla persona giusta, poi ci pensa la sua mano carismatica e l’Adobe. Vero, non sarà un olio su tela, ma per noi rimane un bel ricordo, magari un giorno ci facciamo le magliette.

Ringraziando la bravissima illustratrice ed amica Silvia Bettini, che per nascondere la sua identità come Superman si fa chiamare Insalata Illustrata, inauguriamo oggi la nostra serie di Faccine Colorate.

P.S.

Mi hanno detto che si chiamano avatar. Ma a me non sembrano così blu, occhi sballati e naso da pugile. Quindi continuerò a chiamarle Faccine Colorate : – )

La prima prova da soli

prima prova piano

È giunto il momento di mettersi alla prova, prima del grande salto nel vuoto. Dal 1 febbraio sarò un babbo a tempo pieno, per qualche tempo o chissà per quanto. Il motivo? Lo trovate nel mio primo post.
Come tutte le sfide, c’è bisogno di allenamento, obiettivi e piano d’azione. Masha decide di mettermi alla prova: un giorno intero assieme a Peter, dalle 5 alle 23 pm, senza mamma.

Briefing

Tipologia problema: blackout mamma giornaliero
Intervallo blackout: 5 AM > 11 PM
Motivo: visita museo a Parigi in giornata (follia pura)
Età pupo: 7 mesi e 10 giorni
Allattamento: naturale (doppia tetta)
Ore di sonno notturne: 4 fasi da 2,5/3 ore ciascuna
Ore di sonno diurno: 3 pisolini da 0,5/1 ora ciascuno
Hobby bimbo: suonare il pianoforte a pugni, gara di urli con sé stesso
Mossa letale: pannolini atomici e ribaltamento della tele

Dal risveglio all’alba

Ore 5 del mattino. Mamma esce, Peter piange. Consecutio temporum.
Quasi quasi mi butto in strada e fermo il taxi che la sta portando via.
Poi un sussulto d’orgoglio. Anche perché presto questa sarà la mia vita quotidiana e non posso certo mollare al primo colpo.
Dai Peter, beviamoci su!
Dopo il primo sorso di latte ho già acquistato punti e fiducia.
Dai Peter, distraiamoci un poco.
Con grande gioia dei vicini iniziamo il nostro carnevale, fatto di urla, percosse e strimpellate.
Improvvisamente, la notte diventa giorno, il tempo saltella qua e là e l’alba si presenta puntuale alla finestra. Sarebbe ora di svegliarsi, per noi diventa ora di  farci un pisolino.

Uomini in azione

Tiri-titi tiri-titi, tiri-titi. Non ci sono più le sveglie di una volta.
Sono già le 11. Tre ore buone le abbiamo dormite.
Ora però sale la fame a tutti e due e c’è ancora un sacco di cose da fare.
Uomini in azione, con l’ordine e la precisione di un libretto d’istruzioni Ikea. Cambio pannolino, cambio pigiama, preparazione pappa, avanti con il soffritto. Poi ancora, dar da mangiare a bimbo, colazione babbo, impanatura carne. Bagnetto è un momento sacro, gesto purificatore, rigenerante ed emozionante, richiede calma, pazienza e forza negli avambracci. Celo, celo, manca. La nostra passione più grande, la musica, trova tempo e spazio ora che siamo da soli. Se con la mamma dieci minuti sono sufficienti per farle venire il mal di testa, ora abbiamo sala prove tutta per noi!
Il ritmo è ciclico. Si torna a mangiare e subito dopo pisolino.

Pomeriggiare senza sosta

Il pomeriggio è tutto in discesa. Per Peter questo è il trenino di corollari: gioco quindi ho fame, ho fame quindi mangio, mango e poi son sazio, sazio quindi dormo, dormo e son riposato, mi sveglio e son felice. E quando Peter è felice, il mondo è una giostra. Un giro al parco, uno dalla nonna (quella italiana; quella bielorussa la trovate qui). Per qualche ora possiamo fare quello che ci pare.
Poi, la magia svanisce, la fame ritorna e con la fame tornano le lacrime.
Di corsa a casa a ripetere la procedura della felicità.

Il ritorno della Jedi

La mamma, stanca come dopo una Parigi – Dakar – Bologna, torna alle 11 di sera. Trova i due uomini di casa pimpanti e pigiamati che l’aspettano, cena pronta. Fa un dettagliato check, tagliando e revisione, e con soddisfazione conferma il buon operato del papà.
Anche per questa volte ce la siamo sgavagnata (dal marchigiano: riuscire in qualcosa di impegnativo).

Obiettivi raggiunti:

  1. Bagnetto Peter con aquagym e nuoto su pancia
  2. Doccia papà, anche questa settimana è fatta : – P
  3. Tre pisolini da un’ora circa cadauno
  4. Quattro pannolini cambiati, portati direttamente in discarica
  5. Concerto cacofonico per pianoforte
  6. Giretto al parco da veri boss del quartiere
  7. Cena pronta per la mamma

Della lista di cose da fare, consegnata dalla mamma prima di partire, quasi tutto è stato portato a termine. Solo con qualche ora di ritardo : -)

Domenica con papà, un dolce rituale

domenica bimbo sonno

La domenica, la domenica
non è un giorno è uno stato dell’anima,
la domenica quando termina
ultimo soffio, ultimo bacio, ultima lacrima.

La nascita di un figlio è sicuramente la rivoluzione industriale, copernicana e russa messe insieme. Non posso negarlo. Tutto cambia dai ritmi ai rapporti per un motivo unico e magico.

Certi piccoli dettagli, però, rimangono invariati anche dopo il big bang.
La domenica, per esempio, è un isolotto sicuro in mezzo all’oceano, dove approdare quando si è stremati dalla routine e dal quale rituffarsi nel quotidiano della settimana successiva. Siamo abituati a gitarelle e grigliate in primavera ed estate, ma adesso che i venti artici ci attanagliano bisogna fare poche cose, stare in casa, avere calma, riprendere le energie, ricaricare le pile.

La nostra domenica fatta di piccoli dolci rituali:

  1. La sveglia eliminata da qualsiasi forma di allarme analogico o digitale
  2. La colazione tarda e abbondante, magari al bar con i regaz
  3. La passeggiata catatonica, anche solo casa–bar, l’importante è il vuoto cosmico dentro
  4. Il pranzo sovrappopolato di avanzi
  5. La pennichella pomeridiana accompagnata da sport televisivo
  6. Il take away serale, non si cucina, subito pronti per…
  7. Il filmone soporifero, solitamente Orso d’Oro a Berlino

Su questi punti cardinali ci siamo allineati tutti e tre senza nessuno sforzo. Sembra proprio che come trascorrere la domenica sia un’informazione genetica trasmessa via DNA. Tutto da dimostrare, ma a me pare così.
Probabilmente per Peter è domenica tutti i giorni, tra un po’ forse lo sarà anche per me (e qui vi spiego il perché). Più avanti le domeniche diventeranno dei giganteschi lunedì, stracolme di attività a presenza obbligatoria. Per poi tornare vuote e piene, gonfie e vuote, a seconda dell’evoluzione del bambino e delle sue necessità.

Per ora, spapparanzato sul divano, pupo addosso, partita a volume basso, mi godo i minuti che scorrono lenti ma piacevoli, sperando vadano in loop per un po’ dimenticandosi di noi.

Mi piace prendere questa giornata come un regalo del tempo, un’offerta 3×2 dove ogni sei giorni intensi il settimo è in omaggio.

La Nonna Bielorussa è arrivata

nonna bielorussa ombrello rosso

La Nonna Bielorussa è arrivata
Lasciando dietro sé una scia stellata
Dal suo gigante ombrello, che sembra disegnato
Rosso come il caviale che in dono ci ha portato. 

Per quante dicerie sulle suocere abbia sentito, gag televisive, barzellette da cabaret degli stereotipi, io con la mamma di mia moglie sto benone.
Sarà perché ci vivo un paio di settimane all’anno?
Comunque sia, abbiamo stretto un forte legame.
Siamo pianeti di galassie diverse, comunichiamo con suoni e gesti e abbiamo condiviso tanti momenti senza nessuna traduzione.
Questo a me basta per essere immune allo Zelig.

Detto ciò, mai come ora la sua presenza è gradita.
Vederla scendere dal treno con il suo carico di energia nucleare, nonostante il suo viaggio transiberiano Minsk – Vilnius – Milano – Bologna, mi rivitalizza come vento fresco dell’est dopo una sbornia notturna. Ero ubriaco d’amore, cosa credete.

Come ogni Babushka che si rispetti, ha un regalo per ogni complimese di Peter che non ha potuto festeggiare. Tutti scelti con cura montessoriana, dai libri illustrati dalle sue allieve ai moduli in betulla naturale. Solo il caviale e la piccola bottiglia di vodka sono un po’ fuori tema. Ah no, quelli sono per noi.
Ma la sua borsa non finisce mai? Troppo facile il parallelo con Mary Poppins.

Finiti i regali, iniziano i giorni in compagnia di Peter.
E qui l’esperienza pluriennale con le altre due nipoti, le nostre cuginette bielorusse, si fa sentire. Il CV parla chiaro. Sono solo caldi sorrisi e larghe intese. A parte quando non riusciva a slacciare la cintura del passeggino e la Tigre del Bengala ha lanciato il suo ruggito.
Mi fa strano pensare a come si formerà la coscienza del bimbo, metà italiana e metà russa, Sicuramente sono molto contento di questo alto livello di internazionalità, me lo immagino già in giro per il mondo tra qualche anno : – )

Quali vantaggi porta una Nonna Bielorussa in casa

  1. Finalmente si esce una sera da soli io e Masha, sembrerà il 2016
  2. Sei braccia e sei occhi is megl che quattro
  3. Faccio lezioni di russo gratis tutto il giorno, modalità avanzata, scarsi risultati
  4. Il livello di ansia di tutta la famiglia è calato del 15%
  5. A cena si alterna cucina russa, bolognese, russa, bolognese, russa, …
  6. Pulisce, stira e lava contemporaneamente, senza farti sentire in debito

Mentre quali vantaggi porta un papà italiano ve lo racconto QUA

Identikit della Nonna Bielorussa

Soprannome: Babushka
Anni:
 58
Figli: 2
Figli dei figli: 3 (nipoti)
Outfit:
 Cappotto scuro e ombrello rosso, anche d’estate.
Lingue: Russo, Bielorusso, Polacco, Italiano ubriaco.
Professione: Insegnante e vice-preside del Collegio Artistico di Minsk.
Hobbies: andare alla scoperta di pittori italiani dei quali noi (capre) non conosciamo neppure l’esistenza, bulleggiarsi di essere in Italia con le sue amiche, via social.
Cibo: zuppe di ogni colore, tipo pozioni magiche.
Pro: instancabile, solare anche con l’ombrello, piena di interessi strampalati.
Contro: irrefrenabile, iperattiva, è una semi-preside (divinità malvagia dei miei ricordi adolescenziali).
Record: 2 mostre d’arte, 1 castello, 8 chiese visitati in 10 giorni di babysitter a tempo pieno.

Si scrive борщ si pronuncia Borsh

A me sinceramente non fa impazzire, soprattuto dopo che ci ho fatto colazione, pranzo e cena per due giorni : – (
Però è una delle prime parole che ho imparato in russo, a forza di sentirlo nominare.

Volete sapere come si prepara?
ECCO QUI LA PRIMA RICETTA A CASO TANTO IL SAPORE NON CAMBIA 

Il primo ascolto musicale, tutto ha inizio qui

primo ascolto musicale

Finalmente si parla di musica.
Del primo ascolto melodico di un bimbo quando ancora è dentro la pancia della mamma. Qualcosa di unico, che a pensarci, ancora oggi, mi fa scorrere i brividini lungo la schiena.
Chiaro, per un musicista è molto facile, bon-ci bon-ci bo-bo-bon.

Ma anche se siete degli ingegneri o dei pallanuotisti, pensate a quante migliaia, milioni, miliardi di canzoni avete ascoltato fino ad ora. Spotify esploderebbe.
La prima di quest’anno ce l’avete in mente?
E la prima che vi ricordate da quando siete bimbi??
Ma il primo ascolto musicale in assoluto della vostra vita, vi rendete conto cosa sia???

Ok, sto esagerando.
Però se fondo in un unico pensiero le due mie più grandi passioni, mio figlio e la musica, vado in loop, è come unire i puntini dall’uno all’infinito.

La nostra idea

Beh, pensandoci e ripensandoci, nelle primissime notti in dolce attesa, ci siamo inventati il modo per evitare che Peter in futuro ascolti Holly, Benji e Fedez.

Esiste una cuffia speciale che solo i DJ più tamarri, borazzi e cavalcapiste possiedono. Si chiama doccia. O mono.
Ovviamente se cercate su Google “cuffia doccia” rimarrete delusi.
Chissà se l’inventore aveva pensato anche a questo utilizzo. Si potrebbe chiamarlo e fare il business prenatal.
Ad ogni modo il gioco è semplice:
1. Scartare la cuffia dal suo involucro protettivo, tipo condom
2. Inserire lo spinotto, detto jack, nella foro, detto porta, degli auricolari
2b. Eventualmente acquistare non su Amazon un adattatore jack grande – jack piccolo (tutta la famiglia Jack insomma)
3. Adagiare dolcemente la cuffia sulla pancia della mamma, sa poi lei dove metterla
4. Riprodurre la musica in modalità Repeat 1 (sentirete che scalcia quando gli piace il pezzo)
5. Addormentarvi tutti insieme accoccolati

La scelta del brano non è banale.
Musica distensiva, rilassante e avvolgente come il mare, il mio consiglio.
Ma magari volete crescere un torello, quindi AC/DC, Eminem, Chemical Brothers vanno tutti bene. Il figlio è vostro, sappiate che gli state dando il primo assaggio della più dolce forma di comunicazione che l’uomo abbia mai creato.

Volete sapere cosa ho fatto sentire, solo ed esclusivamente, a mio figlio per i suoi primi 9 mesi di vita?

ECCO LA RISPOSTA

A questo ed altro serve un papà. Per esempio? LEGGI QUA